Pianificazione del territorio: un nuovo modo di vivere la città e la mobilità

28 Mar , 2017 Programma Elettorale

Pianificazione del territorio: un nuovo modo di vivere la città e la mobilità

La nostra classe politica locale ha caratterizzato la sua azione con profondo disprezzo verso l’assetto urbanistico della città interessando solo ad aree non soggette ad alcun vincolo urbanistico e archeologico. Il desiderio di creare una “città in lungo” non trova giustificazioni storiche, urbanistiche e di trend demografico ed è spiegabile solo in termini speculativi. Eppure, lo spazio urbano rappresenta l’idea del bene comune per eccellenza ed è il luogo dove si svolgono le nostre vite e si formano le identità collettive. Da questo punto di vista, i dati ISPRA del 2016 parlano di un consumo del suolo pari al 60% del territorio santantimesi posizionando Sant’Antimo al ventesimo posto sugli oltre 8000 comuni italiani per percentuale di consumo del suolo.

Se da un lato aumenta il consumo del suolo, dall’altro non vi è corrisposto un aumento del gettito IMU/ICI. Infatti, in base alle nostre ricerche, risulta che la differenza tra accertato e riscosso negli anni 2011-2014 è dovuta esclusivamente alle variazioni della determinazione della base imponibile e delle aliquote. Questo vuol dire che i circa 4000 vani creati in questi anni non producono gettito.
Alla luce di quanto finora detto, un Piano Urbanistico Comunale (PUC) che manca da ormai troppi anni (l’ultimo risale agli anni settanta) e che permetta di stabilire regole certe e valide ci pare prioritario e urgente. Inoltre, un piano di viabilità e mobilità, oltre che una tutela del centro storico, faranno in modo di avere un paese più vivibile e non terra di abusivismo sfrenato.
Per questo motivi, una nuova Sant’Antimo passa, inevitabilmente, attraverso ad un nuovo modo di intendere e pianificare la città.

8.1 Piano Urbanistico: un nuovo PUC per aggiornare la città.

Un nuovo Piano Urbanistico Comunale (PUC) manca ormai da troppi anni, per cui sarà obiettivo primario la redigerlo in maniera partecipata e condivisa. Si tratta di un’opera necessaria per porre freno agli abusi edilizi che colpiscono la nostra città e per garantire regole chiare e valide per tutti. Solo con regole chiare, si potrà avere una maggiore efficienza urbanistica. Un PUC redatto in maniera scientifica e partecipata permetterà di mettere mani alla zona industriale santantimese e di creare, finalmente, un distretto industriale serio che consentirà di attrarre imprenditori pronti ad investire.

Figura 24 – Sant’Antimo vista dallo spazio. Google Earth, 2015

Tutto questo, si integra quanto precedentemente espresso sull’efficientamento degli edifici pubblici e dell’installazione di pannelli fotovoltaici. Sant’Antimo è un paese paradossale in cui quei pochi investimenti fatti in “green economy”, come i pannelli fotovoltaici installati sui tetti degli istituti scolastici comunali, non sono in funzione, rappresentando l’ennesimo spreco di danaro pubblico. Un nuova città deve possedere, inoltre una illuminazione pubblica degna. Per questo, inoltre, si doterà, in maniera graduale, il nostro paese di luci LED che porteranno ad un sensibile risparmio in bolletta.

8.2 Piano di viabilità: più spazio pedonale e più sicurezza stradale.

Il PUC da solo non basta per rendere vivibile una città. Accanto ad esso, infatti, va reso disponibile ai cittadini la possibilità di vivere il territorio senza congestionamento del traffico, senza sosta selvaggia e senza pericoli per i pedoni.
Un piano di viabilità, mai realizzato nel nostro comune, permetterebbe di porre freno a tutto questo.

  • Tale piano si caratterizzerà per la presenza di una “zona 30” su Via Roma che renderà il corso principale non più preda di vetture che sfrecciano ad elevata velocità garantendo una maggiore sicurezza per i pedoni.
  • Accanto alla “zona 30”, si attuerà una zona a traffico limitato che si concentrerà in alcune ore e/o giorni come la Domenica o le festività. Qui si inserisce una precisazione che è d’obbligo, una ZTL fine a se stessa non serve a nulla. Si opererà, di concerto con l’assessore alla cultura, per  rivalorizzando così anche il centro storico (vedere punto 9 del programma). Insieme alla nuova idea di mobilità, che sarà esposta più avanti, potremmo iniziare a vivere la nostra città in modo più sano e meno stressante.

8.3 Valorizzazione del centro storico: Piano Colori e tutela dei vincoli storico-artistici

I problemi del centro storico di Sant’Antimo sono antichi e diversi ma c’è un elemento comune che tutti li lega e li connette: il costante disprezzo della classe politica locale per un pezzo di città soggetta a vincoli urbanistici e architettonici su cui non era possibile mettere le mani. Il centro storico non è più il “centro della città” ma comincia a somigliare a una mezza periferia e tale è stata considerata negli ultimi anni.

Figura 25 – Piazza della Repubblica vista dalla sede di Agorà, 27 marzo 2016.

Si è già discusso della ZTL come occasione di rilancio del centro storico santantimese che con non ha nulla da invidiare ad altri centri storici ben più famosi. Elementi come il castello baronale, il santuario, le chiese, la piazza e personalità storiche come Nicola Romeo farebbero di Sant’Antimo un luogo degno di visita. Tutto potrebbe essere incentivato da una adeguata sponsorizzazione da parte dell’Ente comunale e da un piano che permetta di rendere il centro storico attraente. Per questo motivo, il nostro impegno sarà quello di migliorare la qualità diffusa delle strade del centro attivando iniziative non solo funzioni utili, come una costante pulizia delle caditoie, ma anche attrattive garantendo un elevato livello di animazione.

Un piano colori, riqualificare i vuoti urbani per ospitare nuove forme di imprenditoria e il recupero funzionale della ex sede comunale consentiranno al nostro centro storico di recuperare fascino e centralità. Inoltre, con quanto detto nel punto 3 del programma, l’attuazione di una Piano Commerciale Comunale incentiverebbe l’apertura di nuove attività commerciali che renderebbe il centro storico più vivibile da parte dei cittadini e valorizzerebbe la nostra piazza.
Tutte queste azioni contribuiranno allo stesso tempo alla crescita sociale ed economica della zona, avviando percorsi di integrazione e migliorando la percezione di sicurezza.

8.4 Stop al consumo del suolo e creazione del Parco Verde Metropolitano.

Si è già parlato nel punto 2 del programma del progetto, di concerto con la città metropolitana, di creare un grande parco verde metropolitano acquisendo il bosco di Capezza. L’idea di ridare spazio al verde pubblico come le ville comunale rientra in un progetto urbanistico molto più ambizioso di quello di stop al consumo del suolo. Sul versante urbano, invece, considerando i dati i dati ISPRA, risulta logico che non sarà permesso un’ulteriore consumo del suolo (se non in casi eccezionali). Con le regole del nuovo PUC che saranno chiare e comprendibili, non saranno tollerati ogni nuova forma di abuso abbattendo sul nascere le nuove cementificazioni abusive. Per quanto riguarda, invece, quelle già esistenti, di concerto con la Procura, ispirandoci al “Protocollo Siracusa” stabiliremo una cronologia degli abbattimenti che privilegia i corpi in fabbrica mai terminati (scheletri di cemento), quelli non abitati, le speculazioni.

8.5 Mobilità: un modo green di collegarsi alla metro e ai punti strategici della città.

Figura 26 – Van elettrico per un trasporto locale pubblico e green.

Il problema del traffico nel nostro paese, in particolare negli orari di punta, è dovuto essenzialmente alla mancanza di mezzi e trasporti che permettano di collegare i punti strategici della città tra di loro e di collegare la città alla metropolitana e alla stazione ferroviaria. La scorsa amministrazione ha stroncato uno dei pochi servizi rimasti come quello del trasporto pubblico locale. Il servizio, seppur con tutti i suoi limiti, collegava il paese nei suoi punti strategici ed decongestionava il traffico nei pressi della stazione visto che era molto utilizzato da studenti e pendolari. Il nostro programma prevederà, quindi:

  • Il ripristino di un trasporto pubblico locale il tutto in modo “green” e con bassi costi. Come abbiamo più volte segnalato, nel corso della scorsa amministrazione, il Ministero dell’Ambiente ha più volto pubblicato bandi in cui si concedevano finanziamenti ai comuni che si dotassero di minibus elettrici e/o adottassero pratiche di mobilità green. Con l’acquisto di 4 minivan elettrici potremmo coprire adeguatamente il paese e collegarlo con maggiore frequenza della precedente navetta. Inoltre, ciò consentirebbe di creare anche un collegamento, rafforzando quelli esistenti, gestiti dall’ANM, verso la metropolitana di Giugliano.
  • Sempre nello spirito di un decongestionamento del traffico, una ulteriore proposta, potrebbe essere quella dell’istituzione dei “PiediBus”. Si tratta di un percorso adeguatamente segnalato che consenta ad un impiegato comunale di accompagnare i bambini nella scuola, evitando il grande caos che comporta l’entrata e l’uscita dei bambini da scuola.
    In questo modo, centreremmo tre obiettivi: abbasseremmo i costi, miglioreremmo i servizi e non inquineremmo l’ambiente.

8.6 Quartiere San Vincenzo: vincere dove la politica ha fallito.

Il quartiere San Vincenzo è il posto dove la politica santantimese ha fallito maggiormente. Le amministrazioni che si sono succedute, indipendentemente dallo schieramento politico, non hanno mai fatto nulla per risollevare il posto. Uno spazio immenso lasciato a se stesso e in preda al degrado urbano. Un progetto che permetta di farlo ripartire è possibile. Lo spazio non manca e le persone disposte a metterci la faccia nemmeno. Non ci resta che crea una alternativa.

  • Un primo segno potrebbe essere rivitalizzare il luogo con opere di street art (come è avvenuto ad esempio nel rione Sanità, a Piscinola o in altri luoghi simili per costruzione e tessuto sociale).
  • In secondo luogo, realizzare finalmente attrazioni pubbliche, sempre promesse, e mai realizzate come parchi e campetti pubblici.
  • Inoltre, l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti di tale strutture permetterebbe di rendere la zona autosufficiente dal punto di vista energetico e ridurrebbe il fenomeno della “corrente abusiva”.